Oltre i cinque sensi

 
Dobbiamo
probabilmente ad Aristotele il modello tradizionale dei “cinque sensi (vista,
udito, tatto, olfatto e gusto), ma gli esseri umani hanno molti sensi in più di
questi cinque sensi fisici.
Si
è scoperto che ci sono almeno nove sensi, e molti ricercatori pensano che ce ne
siano addirittura ventuno. Poi, oltre a questi, ci sono anche i sensi sottili…
Ci
riferiamo alla definizione ritenuta comunemente corretta per cui un senso
fisico è “un sistema che consiste in un gruppo di cellule di tipo sensoriale
che rispondono ad uno specifico fenomeno fisico, ed un particolare gruppo di
zone nel cervello che da esse ricevono i segnali e li interpretano.”
I
sensi fisici umani comunemente citati includono:
Numerosi
esperimenti hanno dimostrato che gli esseri umani hanno l’abilità di percepire
accuratamente il trascorrere del tempo. Uno di questi rivelò che senza contare
consciamente i minuti, e senza altre simili attività, un gruppo di soggetti dai
19 ai 24 anni furono capaci, nella media, di dire quando erano passati 3
minuti, con un margine di errore di 3 secondi. Era interessante il fatto che il
gruppo di età tra i 60 e gli 80, nella media, percepiva che 3 minuti erano
passati all’incirca dopo 3 minuti e 40 secondi. La coerenza di questi dati
relativamente ai gruppi di età sembrerebbe indicare che qualunque sia il
meccanismo che usiamo per sentire il  tempo, esso rallenta, via via che
invecchiamo perciò il tempo per chi invecchia sembra passare più in fretta. I
soggetti con il Parkinson e con ADD (Disturbo da Deficit di Attenzione) hanno
un senso del passare del tempo gravemente compromesso rispetto alle persone
“normali”.
Molti
volatili possiedono una regione del corpo che contiene una magnetite biologica,
di solito nel becco. Si ritiene che essa conferisca loro una forte
magnetocezione e pertanto la capacità di sentire con precisione la direzione.
Più di recente è stato dimostrato che taluni uccelli sono in grado di vedere i
campi magnetici. La magnetocezione dipende dall’interazione del campo magnetico
terrestre con una particolare molecola, il criptocromo, e da quanto tempo la
molecola rimane attivata nelle cellule fotorecettori di questi animali. Questo
poi influenza la sensibilità alla luce dei neuroni retinici degli uccelli.
L’effetto finale è che questi uccelli possono percepire i campi magnetici con i
loro occhi. Si ritiene che la biomagnetite e l’abilità di vedere con gli occhi
i campi magnetici si combinino a formare negli uccelli un sistema di mappatura
e direzionamento molto efficace.
Piccole
quantità di biomagnetite sono state trovate in formazioni cristalline anche
all’interno dell’epifisi.
Gli
squali ed altri tipi di pesci cartilaginei possiedono un organo elettrocettivo
chiamato Ampolla di Lorenzini, che da’ loro la capacità di rilevare le più
piccole variazioni di potenziale elettrico. Tra l’altro questo stesso organo
può rilevare anche i campi magnetici.
I
bovini tendono ad allinearsi secondo l’asse nord-sud, il che ha portato alcuni
ricercatori a credere che essi abbiano un forte senso della magnetocezione.

Prof.  Franco Maiuri

Dottore
in Osteopatia (U.S.A.) 
Membro
del Registro Osteopati d’Italia (R.O.I.)
Direttore
Scuola Operatori Craniosacrale  di Milano
( www.craniosacro.it )

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