La lombalgia

7 comuni cause di mal di
schiena

 Il mal di schiena è un grosso problema che affligge buona parte della
popolazione: non siamo però obbligati a soffrire senza fare nulla.
 
Il mal di schiena o lombalgia è un problema che affligge un numero crescente di
persone nel mondo sviluppato ed è il problema sanitario che consuma più risorse
economiche in costi terapeutici e in termini di giornate lavorative perse. 
 Il maldi schiena può interessare chiunque, a qualsiasi età, in qualsiasi fascia
socio-economica, e dato che è causato soprattutto da problemi biomeccanici,
colpisce sia lo sportivo che il sedentario.
 Numerosi
possono essere i motivi scatenanti della lombalgia o della lombosciatalgia e di
solito sono legati a più fattori. Prima di approfondirli, è bene conoscere la
terminologia con cui il paziente si “scontra” durante le varie visite mediche.
 Per
capire meglio il significato di certi termini, farò riferimento al vocabolario
medico Dorland’s Medical Dictionary (26th
edition
).

 Lombalgia, sciatalgia, cervicalgia o qualsiasi altra
algia sono sinonimi di dolore e non possono essere considerate diagnosticamente
cause di un problema, ma sintomi prodotti
da queste stesse.
 Una
efficace diagnosi del problema deve permettere di individuare il motivo per cui
si manifestano questi sintomi ed è questo
motivo o causa che va affrontato ed eliminato per ristabilire
il normale stato di salute dell’organismo.
 L’artrosi
è un’altra “malattia” spesso incolpata per fastidi legati agli arti e al
movimento, ma esattamente che significa?
L’artrosi
è definita come:
 “Una
malattia di un’articolazione”
.
 Sembra un po’ vago scritto così, quindi sarà
meglio approfondire la conoscenza dell’artrosi e contemporaneamente essere più
specifici riguardo le possibili cause e l’eventuale esito (prognosi)
dell’artrosi.
 Innanzitutto,
dato che l’artrosi fa riferimento a un’articolazione, sembra evidente che
qualunque cosa possa causare una disfunzione articolare potrebbe provocare
un’“artrosi”. Ogni articolazione (il luogo di unione tra due o più ossa) ha dei
precisi piani di movimento che devono essere liberi e simmetrici per mantenere
la giusta funzione articolare: considerando che i muscoli sono le strutture che
fanno muovere le articolazioni, e i legamenti conferiscono loro stabilità,
sembrerebbe logico presumere che qualsiasi problema biomeccanico – anche remoto
– è in grado di causare dolore e artrosi.
 Capito questo concetto globale,
diventa difficile credere che un farmaco antinfiammatorio potrebbe essere indicato per l’artrosi ed essere utilizzato come trattamento primario per delle
cause complesse, ignorando così la normale funzione del corpo e ciò che l’ha
fatto perdere.
 I
maggiori benefici per il paziente si avrebbero se il sistema
neuro-muscolo-scheletrico fosse valutato nella sua globalità e fatto quindi
funzionare ai massimi livelli possibili. Ciò è particolarmente importante per
la prognosi dell’artrosi, che diventa un problema degenerativo cronico se
l’articolazione continua a lavorare in modo errato, anche dopo che la
sintomatologia si attenua.
7
comuni cause di mal di schiena:
 
1.    Anomalie congenite
2.    Sindrome delle faccette posteriore
(infiammazione delle articolazioni posteriori delle vertebre)
3.    Trauma
4.    Sindrome sacro-iliaca (acuta,
dolorosa disfunzione delle articolazioni tra il bacino e il sacro)
5.    Stenosi (restringimento del canale
vertebrale, che può essere congenito o dovuto a processi degenerative)
6.    Ernia del disco: questa è forse la
diagnosi più frequente e più temuta riguardo al mal di schiena o
lombosciatalgia.
Vorrei
spiegare meglio perché quest’ ultima diagnosi non deve essere necessariamente
una condanna, ma può essere gestita e superata con metodi conservativi quando è
applicata una visione olistica. Per cominciare, si deve capire la biomeccanica
locale del disco, cioè il comportamento normale del disco nelle condizioni
statica e dinamica. Il disco intervertebrale nella condizione statica serve
principalmente da spessore per mantenere la giusta distanza e il corretto
orientamento delle faccette articolari, e come ammortizzatore per le varie
pressioni subite dall’organismo. Ma il disco è soprattutto una parte essenziale
dell’unità mobile anteriore della vertebra: non è casuale, infatti, che esistano
i dischi intervertebrali, o che un disco sia composto da due distinticomponenti, l’anello fibroso e il nucleo polposo. L’anello fibroso consiste di
fibro-cartilagine, un tessuto molle ma durevole, che può protrudere
anteriormente, posteriormente, lateralmente o in modo circonferenziale, secondo
il livello di degenerazione o per ragioni di compensazione. Il nucleo polposo,
invece, è sferico, bifido e possiede un certo tono idrico che, con il tempo,
tende a diminuire. Queste due strutture sono mobili e attive quando noi ci
muoviamo, e lavorano sia per facilitare i normali movimenti che per compensare
eventuali disfunzioni biomeccaniche presenti nel sistema
neuro-muscolo-scheletrico.  
 Per
questo motivo quando si legge una TAC o risonanza magnetica, molto spesso si
scambia la normale funzione del disco per una patologia. Quindi, nonostante un
esito positivo di uno dei suddetti esami, e pur in presenza di forte dolore,
conviene sempre provare una terapia conservativa che può ottenere il ripristino
della normale funzione dell’organismo.  
L’Osteopatia, per esempio, tramite
un’analisi approfondita del sistema neuro-muscolo-scheletrico, è in grado di
individuare molte delle concause funzionali che hanno portato il paziente a una
situazione di scompenso e aiutare in modo conservativo l’organismo a funzionare
correttamente. La chirurgia, anche in quei casi in cui sembri l’unica
soluzione, è sempre un intervento invasivo che causa un’accelerazione delle
degenerazioni della colonna vertebrale. Ci sono diversi tipi di interventi
chirurgici, alcuni dei quali hanno conseguenze minori, ma anche quelli
considerati poco invasivi come gli interventi con il laser e la chimopapaina,
distruggono il nucleo polposo, rovinando le funzioni di compensazione e
facilitazione del disco, e portando a una perdita di movimento e a
un’accelerazione della degenerazione della stessa unità mobile e di quelle
superiori. Farmaci e riposo non hanno alcuna caratteristica correttiva perché
sono mirati ai soli sintomi e non a restaurare una funzionalità normale.
7.    Alterazioni dei normali sistemi
biomeccanici
Quest’
ultima è la causa più importante del mal di schiena ed è una concausa di tutti
gli altri fattori già citati. Non va considerata solo la funzione del disco, ma
anche il fatto che i movimenti del disco dipendono dalla corretta funzione di
tutto il sistema biomeccanico del corpo: è importante capire che tramite
precise catene biomeccaniche, problemi remoti che hanno origine per esempio in
bocca, alla spalla, nel piede ecc., causano degli adattamenti anche ai livelli
L4-L5, L5-S1, dove si riscontrano protrusioni (funzionali). In questi casi, l
‘Osteopatia mira non a trattare il dolore o a eliminare solo la protrusione, ma
interviene dovunque si trovano alterazioni della normale funzione, correggendo disfunzioni
vertebrali e delle estremità, sempre con lo scopo di ripristinare la normale
funzione globale. In seguito, è altrettanto importante capire che cosa ha
portato a questi disagi.
 L’ Osteopata
deve indagare sui molti fattori presenti nella vita quotidiana del paziente per
fare sì che i problemi si risolvano. Stress, posizioni errate a lavoro o a
letto, squilibri o carenze muscolari, cattive abitudini nutrizionali, danni
fisici causati da traumi o precedenti interventi chirurgici sono tutti
possibili concause di disfunzione e devono essere affrontati.
 Infine, è
essenziale il concetto olistico secondo il quale le cause di base possono
essere illustrate con un triangolo equilatero.

 Il primo lato, relativo alla struttura, rappresenta i nostri
sistemi fisici come lo scheletro, i muscoli, i nervi, il sistema linfatico e
circolatorio ecc. Questo lato può essere legato direttamente a traumi, anomalie
congenite, errate posizioni di lavoro, squilibri o carenze muscolari, o cattive
abitudini alimentari. 
 Il secondo lato è quello chimico, che può esprimere problemi causati da una
cattiva nutrizione, inquinamento atmosferico, farmaci, o qualsiasi sostanza
nociva.   
 Il terzo lato del triangolo è relativo alla psiche: diverse forme di stress
possono creare problemi in questa sfera.
 Il
concetto più importante da ricordare è che questi lati sono appunto equilateri,
e presentano una forte interazione tra loro che può causare disagi in un lato
solamente o in tutti e tre.
 Il risultato per il paziente è sempre una sintomatologia
di dolore, malessere e perdita di funzione.


Prof. Franco Maiuri
Dottore
in Osteopatia (U.S.A.) 
Membro
del Registro Osteopati d’Italia (R.O.I.)
Direttore
Scuola Operatori Craniosacrale  di Milano
( www.craniosacro.it )

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