OSTEOPATIA E TESSUTO FASCIALE
Prof.
Franco Maiuri Osteopata D.O.m.R.O.I.

Direttore
Scuola Operatori Craniosacrale Milano

www.craniosacro.it

I muscoli
sono i principali protagonisti della tensostruttura umana, come fili giocano
sull’equilibrio e lo squilibrio dei segmenti del corpo, permettono il
persistere di una patologia distrofica o di un limite nel movimento di un arto,
della respirazione e del generale stato di benessere e malessere.

L’intenzione
più diretta e semplice del lavoro fasciale è proprio l’azione sulla
muscolatura. 
Ogni muscolo è formato da fibre che si estendono come piccole
corde.
 Ogni fibra è formata da una membrana con più nuclei e da migliaia di
filamenti interni: le miofibrille. 
Ogni miofibrilla riceve impulsi motori
grazie ad unità contrattili: i sarcomeri.
Portando
una pressione sulla muscolatura si agisce quindi, in una visione semplicistica,
sulle fibre, sulle miofibrille e sulle loro unità contrattili.
Il nostro
viaggio terminerebbe qui, se non fosse che queste sezioni muscolari sono
avvolte e immerse da una delle sostanze più importanti del corpo umano:
il
tessuto connettivo
, che come una grande trama pastosa variabile di forma e
consistenza, sospende, connette e contiene fibre muscolari, organi, cellule e
quasi tutte le parti del corpo umano.
Perciò
agire su un muscolo significa influire sulla fascia e sul tessuto connettivo e
su tutta questa rete, onnipresente nel corpo in diverse forme e consistenze
Nel 2009
al congresso internazionale sulla fascia ad Amsterdam, è stata esposta una
interessante presentazione: alcuni scienziati che hanno introdotto in una
matrice aspecifica, e quindi neutra, alcune cellule di fibroblasti, le
principali cellule del tessuto connettivo. 
Dopo quattro, ore, questi fibroblasti
hanno assunto una direzione specifica. Per fare ciò, queste unità biologiche
hanno comunicato tra loro
Gap Junction è il nome
di questi punti di comunicazione, attraverso i Gap Junction, le fibre decidono
insieme di adattarsi, direzionarsi, organizzarsi, trasmettendosi informazioni
come i neuroni cerebrali.
Ogni
individuo possiede un tipo di connettivo che si manifesta in modo unico e
specifico.
A
prescindere dalle differenze di età o dall’attitudine allo sport, si può
affermare che realmente i movimenti possono essere resi più fluidi perché uno
dei più importanti effetti del lavoro fasciale è quello di ridurre lo sforzo
che si produce nello sfregamento delle strutture. 
Infatti, anche se per noi può
essere impercettibile, le parti del corpo nei piccoli movimenti quotidiani
producono sfregamenti e inerzia, come ad esempio avviene nelle strutture
cartilaginee del ginocchio.
Anche in
un muscolo ci sono fenomeni stressogeni.
Un muscolo
si contrae prima ancora di adempiere alla sua funzione eseguire lo spostamento
di un segmento, come può fare il bicipite con l’avambraccio, e contraendosi
comprime le sue stesse fibre, porta se stesso ad uno stato di stress.
Se non ci
fosse il tessuto connettivo che avvolgendosi all’interno delle fibre stesse
attutisce questi sfregamenti, ogni movimento sarebbe sempre soggetto ad attrito
e disequilibrio.
Un buon
funzionamento del tessuto connettivo riduce gli sprechi di energia nel corpo.
Le manovre
fasciali attuate dall’ osteopata, con la produzione di calore e l’azione sulla
riorganizzazione
della forma e le funzionalità cellulari, favoriscono un risparmio energetico.
Lavorando
su questo principio si può immaginare di contribuire con una manovra a “ben
oliare” la fascia, portando il connettivo ad essere più plastico e dinamico,
ammortizzando e si riducendo i costi energetici di tutti i movimenti.
L’elasticità
e l’armonia prodotti dalla funzione del tessuto connettivo rendono ogni gesto
più sciolto e naturale.
Un’altra
funzione del connettivo è di avere un’importante azione emodinamica. 
Jean Claude Guimberteau, medico chirurgo francese specializzato in interventi ai
flessori delle dita, ha verificato nei trattamenti post operatori, che
togliendo dall’arto dei suoi pazienti il tessuto connettivo, i tempi di
recupero erano maggiori. 
Se invece si mantiene il tessuto connettivo il tempi di
recupero si riducono.
 In alcuni suoi video si vedono quattro strati di tessuto
connettivo lasso che si muovono sui piani differenti ed hanno un’azione
emodinamica, generano cioè movimento del sangue trasportandolo dove è
necessario. 
C’è una azione coadiuvante quindi della distribuzione del sangue e
degli elementi di nutrimento cellulare in organi e aree del corpo che ne hanno bisogno.
Possiamo
allora giungere alla conclusione che le manovre fasciali generano alcune tra le
seguenti importanti influenze sul corpo umano:
1. Un
cambiamento nella forma di un particolare tessuto,

2. Un’azione
importante nell’equilibrio posturale

3. Un’influenza
nel flusso dei fluidi, nella circolazione sanguigna, nel  
    funzionamento metabolico
cellulare,

4. Un
equilibrio delle funzionalità muscolari e delle connessioni con il sistema
 
      nervoso e sensomotorio.

5. Una
diminuzione delle forze delle trazioni che generano tensioni sulla 
      struttura.

6. Un’azione
emodinamica di trasporto delle sostanze nutritive fondamentali 
      in tutto il
corpo umano.

 

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