OSTEOPATIA: CORPO E TRAUMA
 
Prof. Franco Maiuri Osteopata D.O.m.R.O.I.

Direttore Scuola Operatori Craniosacrale Milano

www.craniosacro.it
 
 
La relazione col corpo è talmente connessa ad un senso di identità
da essere la cartina tornasole
rispetto a tutto ciò che avviene nelle relazioni esterne.
 Una
maggiore armonia col proprio corpo
sarà, nel contesto, indice di un equilibrata intesa col mondo. 
Un
po’ come nei proverbi cinesi, dove vige il binomio tra ordine interno e ordine esterno. Infatti, come
chiaramente emerge nel
pentolone alchemico delle sedute, molti pazienti appaiono sospesi,
assenti, talvolta irraggiungibili, come se fossero immersi in una profonda palude fatta di atmosfere
stagne e prive di gravità. Per
tendenza controllano sempre il mio operato, sono sintonizzati su
ogni minima variazione del mio
stato di coscienza, gli occhi sono vigili come quelli di
animaletti impauriti, vogliono sapere
angosciosamente se qualcosa non va, se è successo qualcosa o se
qualcosa sta per accadere.
I traumi profondi acuiscono un senso di allerta all’ambiguità, all’imprevedibilità,
soprattutto nei
confronti di un terreno impervio e minaccioso, la cui paura è
conferma di quanto sia già stato
calpestato o subito, in un passato indefinito. Il delicato compito
del terapeuta diventa da un lato
quello di soddisfare la richiesta di risolvere un problema in modo
forte e risoluto, dall’altro quello
di rimanere vigile davanti a fenomeni difficilmente controllabili
ed arginabili, che, una volta aperto
il vaso di pandora, possono facilmente riacutizzare il trauma d’origine.
È come essere davanti al
detonatore di una bomba senza sicura, il cui bottone potrebbe
essere spinto per sbaglio da un
momento all’altro. Vorrei quindi sottolineare come, in molti casi,
il nucleo del trauma va raggiunto
gradualmente, rispettando un’ascesa che attraversa delicati
livelli, da quello mentale a quello
fisico.
Un famoso terapeuta un giorno mi disse che per cambiare qualcosa
della nostra personalità
occorre tracciare un nuovo engramma cerebrale; solo quando esso
prenderà il posto del vecchio
già esistente, i giochi potranno cambiare. Per capire cos’è un
engramma cerebrale potete
immaginare un uomo che cammina in un campo di grano pieno di
spighe alte e mature, e passa
innumerevoli volte sui suoi stessi passi tracciando un sentiero.
Un giorno decide di prendere una
direzione diversa, abbatte così un muro di alti e inviolati fusti
di grano e crea, con forza, un nuovo
passaggio. Lo percorre più e più volte, fino a quando i suoi passi
non si imprimono risoluti nel
terreno. Mentre il vecchio sentiero sparisce quando le spighe
costrette a terra dal peso dei passi si
rialzano lentamente, il nuovo tracciato di conseguenza diventa
sempre più evidente.
Mi sono sempre chiesto quanto tempo ci voglia a cambiare un
engramma cerebrale, forse mesi,
anni. 
Mi sono sempre anche chiesto come poter fare per velocizzare
questo processo,
accorgendomi quanto sia importante, a questo proposito, l’uso del
corpo. Il peso specifico di
un’idea cambia quando l’idea stessa è espressa da una vigorosa
azione, quando s’incarna, quando
esce dal midollo facendosi strada e scorrendo nelle vene. 
Maggiore
è la possibilità di vivere nel
corpo la forza di una vissuto, maggiore è il solco di un nuovo
engramma cerebrale che traccia il binario del cambiamento concreto.
 
 

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