INTRODUZIONE
ALLA NEURALTERAPIA

A cura del Dott.
Piergiovanni Pavesi

In
un’epoca in cui la medicina è andata sempre più specializzandosi nelle cure
delle varie parti del corpo e nel
loro,
sempre più sofisticato, studio, la Neuralterapia rappresenta quasi un monito, una
sorta di richiamo al concetto,
legato
ancora alla medicina cinese, che il corpo è in realtà un organismo unico e,
come tale, è sottoposto
ad
un continuo scambio di informazioni che tengono in costante collegamento tutte
le sue parti. 
Ogni organo è
infatti circondato dalla “matrice”, una sostanza innervata, ricca di cellule,
di vasi sanguigni e linfatici,
che
riceve e passa informazioni a tutte le altre parti del corpo. 
La Neuralterapia si
basa da una parte sulla anatomia,
sulla
fisiologia e sulla clinica tradizionale, e dall’altra, sui concetti di medicina
biologica complementare,
quali
la regolazione cibernetica, il sistema di regolazione di base di Pischinger, la
teoria del gate control, la patologia
della
regolazione di Ricker, la patologia neurale di Speranski e la fisica e la
biologia più moderne.

Che
cos’è la Neuralterapia
Nel vasto panorama della Medicina Funzionale è un metodo diagnostico e
terapeutico

che
prende in considerazione come substrato anatomico la sostanza fondamentale ed
il sistema neurovegetativo
in
essa incorporato. L’utilizzo di questa metodica presuppone un’attenzione
particolare all’anatomia
e
alla fisiologia del sistema nervoso vegetativo, in quanto esso possiede la
capacità prioritaria di agire
come
“timoniere” nell’autoregolazione dell’organismo.

Nella
Medicina Funzionale l’organismo umano è considerato un sistema biologico
complesso, del tutto unico
e
diverso in ogni individuo, con caratteristiche energetiche, dissipative e
cibernetiche. Se queste condizioni
sono
perturbate è perché alla base vi sono delle alterazioni dell’informazione e
quindi della regolazione.

La Neuralterapia
è in grado di indurre un’autoguarigione nell’organismo, attraverso “il sistema
di regolazione
di
base” (Pischinger) in cui è immerso il sistema nervoso vegetativo, grazie a
delle minime quantità di un anestetico
locale,
che viene utilizzato non per cancellare il dolore (non è una terapia del dolore
come si crede
comunemente)
ma proprio per portare delle informazioni energetiche al sistema regolatore di
base. 
È un trattamento di
tipo cibernetico, che per mezzo di una stimolazione qualitativa e spaziale
causale determina la
possibilità
dell’autoguarigione.

Come
spesso avviene in medicina, anche la scoperta della Neuralterapia è stata
abbastanza casuale: il trattamento
di
una cicatrice con un anestetico locale risolse in una paziente un annoso e
irrisolvibile problema di dolori
ad
una spalla. Gran parte del fascino di questa tecnica consiste nel fatto che
essa si rivela come metodo diagnostico
prima
ancora che come efficace terapia, ed è indicata senza dubbio per le sindromi
acute, che risolve
in
temp brevissimi, ma soprattutto per le malattie croniche delle quali “spiega”
il lontano instaurarsi. Il punto di
partenza
è nella ricerca e nella localizzazione, tramite l’anamnesi, l’ispezione e la
palpazione, di un campo di disturbo
capace
di generare delle alterazioni funzionali locali, segmentali, o in punti ed in
organi assolutamente lontani
dal
campo di disturbo stesso. Proprio il concetto di campo di disturbo costituisce
l’aspetto innovativo e stimolante
di
questa metodica, perché, togliendo questa causa capace di inviare informazioni
negative, si ristabilisce
un
equilibrio che riporta la salute. In questo modo accade un fenomeno che va
sotto il nome di “fenomeno
secondo
di Huneke” che è veramente emozionante per il medico e che lascia stupefatto ed
entusiasta il paziente:
sul
piano clinico si innesca un riequilibri capace di portare ad una completa
autoguarigione.

La
scoperta del “fenomeno secondo” avvenne nel 1941 da parte dei fratelli Huneke.
Poiché già nel 1925 Huneke
era
riuscito a risolvere le crisi di emicrania della sorella grazie ad un’iniezione
intravenosa di procaina,
da
allora i fratelli Huneke avevano ampliato il loro campo di ricerca trattando le
zone dolorose per via sottocutanea
e
intramuscolare.

È
stato invece Max Kiebler nel suo libro “Il campo di disturbo nelle malattie
articolari e nelle malattie interne”,
a
parlare per primo di terapia segmentaria. La terapia locale del tessuto
segmentale irritato (pelle, connettivo,
muscolo,
periostio, peritoneo, sistema vascolare e nervi afferenti) non solo determina
un’interruzione delle vie
riflesse
patologiche, ma normalizza anche tutti i disturbi vegetativi mediante la
ripolarizzazione delle membrane
cellular perturbate. 
Si può affermare dunque che la Neuralterapia
rappresenta, nel senso più ampio, una
riflesso-terapia
o una terapia di regolazione attraverso lo stimolo del sistema nervoso
vegetativo.
 

La Neuralterapia
si effettua principalmente in tre forme:

1)
come terapia segmentale in forma di trattamento locale o sul segmento
individuato

2)
come diagnostica di uno o più campi di disturbo e conseguente terapia

3)
come terapia su gangli o sulla catena laterale del sistema nervoso simpatico.

Indicazioni:
  1.  patologia dolorosa e funzionale nel distretto cefalico.
  2. patologie odontoiatriche.
  3. patologie otorinolaringoiatriche. 
  4. patologie
    delle vie respiratorie, gastrointestinali, epatiche, pancreatiche, intestinali,
    urologiche.
  5. patologie della
    colonna vertebrale.
  6. stati dolorosi dovuti a traumi acuti o cronicizzati.

Controindicazioni:
 
  1. allergia agli anestetici locali
  2. grave insufficienza renale,
  3. insufficienza
    epatica.
  4. disturbi di conduzione
    atrio-ventricolare.
  5. insufficienza cardiaca compensata.
  6. terapia con
    anticoagulanti.
  7. emofilia.
  8. infezioni nella
    zona da trattare.
  9. turbe psichiche.

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